Discorso tenuto dal Sindaco di Sagrado Elisabetta Pian in occasione della cerimonia di celebrazione del 100° anniversario dell’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra - zona monumentale del Monte San Michele, domenica 24 maggio 2015, ore 15.30, alla Presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

 

 

 

Benvenuto signor Presidente,

benvenuti Ministro della Difesa, autorità militari e civili, cittadini e studenti.

 

Signor Presidente, le esprimo la più sincera gratitudine per essere venuto proprio qui, sul Monte San Michele, oggi, a ricordare il centenario dell’entrata in guerra dell’Italia. 

In questo nostro territorio, la Prima Guerra Mondiale ebbe inizio già nel 1914, con il primo arruolamento dei nostri cittadini, allora sudditi dell’impero austro-ungarico e le nostre famiglie, che vivevano e lavoravano in queste terre, sono dovute scappare e hanno dovuto cercare rifugio come profughe presso altre popolazioni.

Allora siamo stati accolti e salvati dalla morte e questa memoria oggi ci deve rendere ancora più consapevoli e responsabilmente  attivi nell’applicare  il diritto all’accoglienza, per chi fugge dalla guerra.

Questi eventi danno la misura della particolarità e complessità della storia di queste nostre popolazioni che in queste stesse terre hanno visto ripetersi poi in modo altrettanto diretto e devastante anche la tragedia  della Seconda Guerra Mondiale e della Guerra Fredda.

Ma, nonostante le guerre portino divisione, le nostre genti hanno saputo conservare alto sia il senso dell’appartenenza alla Patria italiana sia quello della comunanza familiare, culturale, linguistica e sociale con le popolazioni allora confinanti, richiedendo fra le prime la tutela delle minoranze poi inserita tra i principi costituzionali, nati dalla lotta di liberazione dall’o ccupazione nazista e dal regime fascista.

La stessa specialità regionale del Friuli Venezia Giulia deriva anche dalla ricchezza di questa storia umana e civile.

In questi luoghi sono ancora visibili le testimonianze dei soldati che con coraggio hanno combattuto nelle trincee, nei tanti cippi e monumenti che fanno di questo territorio un museo a cielo aperto.

Lo abbiamo voluto valorizzare così e come si presentava allora, ma in modo sistematico, con il progetto della provincia di Gorizia “Carso 2014+”, che raccoglie e coordina le iniziative di tutti i soggetti, che in vario modo, contribuiscono ogni giorno a conservare e tramandare la memoria e manutenere i siti storici.

E’ infatti grazie a tutti i volontari delle diverse associazioni che collaborano con ”Onor Caduti” che questo museo a cielo aperto  viene visitato continuamente da pellegrini da ogni parte d’Europa, che vengono qui a onorare i caduti, tutti i caduti e tutti  insieme, grazie anche ai  rapporti di gemellaggio che i nostri Comuni hanno stretto in questi anni.

La ringrazio in particolare anche a nome del Gruppo Speleologico di San Martino per aver conferito la sua medaglia alla mostra dei ricordi della Prima Guerra e dell’Albero Storto ritrovato nel museo di Timishoara , che era stato portato via da questi luoghi e che insieme agli amici ungheresi e rumeni abbiamo riportato qui  ed esposto quale simbolo della vita che resiste nella devastazione della guerra.

In questi luoghi, infatti, i popoli europei trovano oggi una comune memoria e una pietas religiosa e civile per tutti i caduti, che ci affratella in modo spontaneo e fa vivere l’Europa dei popoli come una realtà evidente.

E’ molto importante pertanto conservare siti come questo, anche perché esso costituisce una scuola di educazione civica alla pace per i nostri giovani. Qui infatti si susseguono a centinaia le visite  da tutte le scuole d’Italia e da quelle delle nazioni europee.

Vedo i ragazzi scendere dai bus allegri come lo siamo stati tutti quando ci portavano a visitare qualche sito, ma, poi, man mano che scendono nelle trincee, che visitano il museo e che percorrono i sentieri con i cippi, li vedo farsi seri e consapevoli. Spesso chiedo loro “che cosa avete imparato“ la risposta più frequente è “che non si deve fare la guerra”.

E’ importante, pertanto, continuare a permettere che ognuno possa confrontare la propria personale coscienza, non solo con la memoria tramandata nei libri ma anche con quella vissuta percorrendo i siti della Prima Guerra Mondiale.

I combattenti della Prima Guerra Mondiale ci possono così continuare ad insegnare ancora oggi  il coraggio di affrontare le difficoltà del nostro presente ma anche la speranza nella pace che li animava.

Per tutti i caduti di tutte le guerre passate e presenti, infatti, non può bastare il cordoglio, esso si deve tradurre in insegnamento per il presente e per dare ai nostri giovani un futuro migliore.

E l’Italia oggi proprio da questa storia eredita un ruolo essenziale, la diplomazia italiana diventa fondamentale per portare nel mondo l’affermazione del principio costituzionale della nostra Repubblica del ripudio della guerra, della “follia della guerra”come l’ha definita Papa Francesco.

Proprio in una terra e in un paese allora devastato e più volte con tenacia ricostruito, letteralmente pietra su pietra, possiamo ritrovare  il monito di quegli uomini affinché il loro sacrificio continui ad insegnare il coraggio del servizio che ancora oggi anima tanti italiani, quell’Italia migliore che non fa notizia ma che e’ la vera anima della nostra Patria.

Per questo possiamo raccogliere e ripetere il loro grido di “viva l’Italia” senza timore di  retorica ma come incitamento a fare ancora oggi nostro il dovere, dovere di tutti i cittadini oltre che di tutte le componenti istituzionali e civili della  nostra nazione, perché l’Italia sia davvero la promotrice della pace in Europa e nel mondo.

Signor Presidente, per il suo esempio e impegno in questo compito, per essere con tutti i cittadini in questa trincea di promozione della pace, e in una trincea di prima linea,  la ringraziamo tutti sentitamente.

 

Viva l’Italia, nell’Europa promotrice della pace nel mondo.

 

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